Abete rosso (picea abies)

Il più comune e famoso tra gli alberi usati in liuteria è l’abete rosso chiamato anche “peccio”. É possibile trovarlo lungo tutto l’arco alpino e le zone più note sono quelle di Val di Fiemme, Paneveggio e Tarvisio. Viene detto albero “di risonanza” per le sue particolari doti sonore sfruttate in ambito liutario già dall’antichità. È stato e viene tuttora usato come piano armonico per praticamente tutta la produzione di strumenti a corda come il quartetto ad arco, chitarre, arpe, pianoforti ed anche strumenti medievali e le particolari doti di elasticità leggerezza e resistenza ne fanno un’essenza perfetta per tale utilizzo. Va però specificato che la scelta di tale legno deve essere fatta soprattutto secondo la sonorità che la tavola rimanda più che per l’estetica della stessa. Negli ultimi anni infatti è stato prediletto, fin quasi a farne diventare un canone fisso, l’abete con fibra molto stretta e regolare. Per esperienza personale diretta però tavole meno geometriche, quali la seconda e terza scelta commerciale, rimandano un suono molto ricco di armonici e soprattutto più caldo. Gli stessi strumenti dei più famosi liutai antichi spesso hanno dei piani armonici bellissimi con fibre non propriamente regolari ma con una voce limpida e piena che la tendenza attuale nata dall’analisi di pochi strumenti in qualche museo non preferirebbe. L’abete rosso viene inoltre detto “maschio” perché presenta al suo interno delle caratteristiche indentature, anche se in realtà non esiste una varietà di abeti rossi di sesso maschile. Tale nomea di “maschio” è stata data dai boscaioli perché i tronchi fatti rotolare verso la valle della montagna battendo tra di loro e sui sassi presenti rimandavano un suono baritonale molto caratteristico e perciò denominato “il maschio”. L’abete sonoro si riconosce subito, battendo con un mazzuolo alla base il tronco rimanda un suono profondo della durata di circa un secondo, cosa che non tutti gli alberi presenti di questa specie fanno. Ad ogni modo, una delle note da mettere in evidenza è la sua rarità: secondo un calcolo di un noto produttore di tavole armoniche in Val di Fiemme sembra infatti che solo 2 o 3 alberi su 1000 siano sonori a dispetto di altre zone come il Cadore dove si arriva addirittura a 1 su 5000.