Acero Campestre (acer campestris)

L’acero campestre è uno degli alberi più conosciuti dal medioevo in poi in Italia, cresce fino a quote collinari e nella terra dove sono nato nasce spontaneamente dove il terreno non è già stato coltivato. Il suo legno è spesso compatto e se stagionato secondo il giusto metodo restituisce una fibra dura e sorprendentemente elastica. Storicamente, l’uso che ne è fatto riguarda più un uso agricolo, come ad esempio quello di tutore naturale e vivente per i filari delle viti o come legna da ardere. Oggigiorno tale pratica è molto cambiata, sia per carattere culturale poiché sempre meno persone dedicano tempo a tale pratica, sia per carattere economico poiché si tende a sostituire tali tutori con semplici pali prefabbricati i quali non richiedono nessun trattamento anno per anno. L’acero campestre infatti, soprattutto se nato spontaneamente e con sufficiente luce non ha una crescita molto veloce anno per anno, tende a far crescere un grosso e tozzo tronco alla base con tanti rami a cespuglio. Probabilmente per questo motivo viene chiamato “loppo” oppure “oppio” in pianura padana, poiché ogni anno veniva capitozzato per togliere i rami in eccesso e poter quindi usare il tronco per l’uso prefisso. Un altro uso, data la sua buona fibra era quello di essere usato per lavori al tornio oppure per delimitare zone di confine terriero. Per quanto riguarda la liuteria gli strumenti musicali costruiti con questa essenza sono tantissimi, tant’è che in una nota del ‘600 di un artigiano di Cremona vi è appunto indicato l’oppio “per fabbricare violini dolci e sonori”. Gli strumenti pervenuti a noi sono dei più abili liutai di tutti i tempi, dalla scuola napoletana passando per quella toscana e quindi diffondendosi in tutto il nord Italia. Data la sua tipologia di crescita non sempre è possibile poter usufruire del suo tronco poiché spesso non raggiunge pezzature utili all’utilizzo liutario.