La scelta del legno è uno dei momenti in cui il progetto di uno strumento comincia a prendere una direzione concreta. Non esiste, tuttavia, un legno ideale in senso assoluto. Esistono materiali con caratteristiche diverse, e il lavoro consiste nel comprenderle e nel metterle in relazione con il modello, le dimensioni dello strumento e il risultato che si sta cercando.
Oltre il nome della specie
Dire abete rosso per la tavola e acero per fondo, fasce e manico descrive soltanto una parte del problema. Due pezzi della stessa specie possono differire molto per densità, rigidità, velocità di propagazione delle vibrazioni, regolarità della crescita e struttura della fibra. Per questo la scelta non si esaurisce nella provenienza geografica o nell'aspetto estetico.
Osservo il peso del pezzo, la sua rigidità nelle diverse direzioni, la regolarità degli anelli e il modo in cui il materiale reagisce alla lavorazione. Anche il suono prodotto da una tavola grezza quando viene percossa può offrire indicazioni, purché non venga trasformato in un criterio isolato o in una formula.
Acero, pioppo, salice e altri legni
Nella liuteria ad arco l'acero di monte occupa una posizione centrale, ma la storia della liuteria mostra un panorama più ampio. Pioppo e salice sono stati utilizzati soprattutto per strumenti di dimensioni maggiori; acero campestre e altre essenze locali possono offrire caratteristiche interessanti. Nel mio lavoro studio anche pero e ciliegio, in particolare quando il progetto o la ricerca storica suggeriscono di uscire dalle scelte più consuete.
La marezzatura dell'acero è certamente importante dal punto di vista visivo, ma non deve diventare il criterio principale. Un fondo spettacolare non è automaticamente un fondo adatto a ogni strumento. La relazione tra massa, elasticità e geometria rimane più importante dell'effetto fotografico.
Taglio e stagionatura
Il modo in cui il tronco viene segato determina l'orientamento delle fibre nel pezzo. Per la tavola armonica si ricerca normalmente un taglio radiale regolare; per fondi e fasce le possibilità sono più varie e dipendono anche dalla tradizione costruttiva presa come riferimento.
La stagionatura non è semplicemente attesa. Il legno deve perdere umidità in condizioni che limitino tensioni, deformazioni e fessurazioni. Il tempo è importante, ma da solo non garantisce la qualità: contano il modo in cui il materiale è stato tagliato, conservato e lasciato stabilizzare.
Dal bosco al banco
Quando ne ho la possibilità seguo personalmente la scelta e l'abbattimento di alberi destinati alla costruzione. È un'esperienza diversa dall'acquistare una tavola già pronta: permette di osservare il rapporto fra albero, luogo di crescita, struttura del tronco e materiale che arriverà molti anni dopo sul banco di lavoro.
Non considero questa pratica un ritorno romantico al passato. È piuttosto un modo per conoscere meglio la materia prima e per mantenere aperta la ricerca sulle essenze italiane. La costruzione di uno strumento comincia molto prima della sgorbia: comincia dall'osservazione del materiale e dalla capacità di non chiedere a ogni pezzo di legno di comportarsi allo stesso modo.
